L’oro può essere bianco? Chiediamolo alla manifattura Ginori di Sesto Fiorentino

L’oro può essere bianco? Chiediamolo alla manifattura Ginori di Sesto Fiorentino

Chi non ha a casa o non ha ereditato dalla nonna, un servito da tavola, un servito da tè o da caffè firmato Ginori?

Quando pensiamo ad una tavola apparecchiata con eleganza, è inevitabile che il pensiero non sia rivolto ad un brand come quello della Ginori.

Ma ti sei mai chiesto quando è iniziata la produzione dell’oro bianco ovvero della porcellana Ginori?

Bisogna dire che il segreto della produzione della porcellana, come altre manifatture, era detenuto dai cinesi, in Europa gli esperimenti di produzione con esito positivo si riducevano a qualche esempio in Germania.

Spinto dal desiderio di produrre purissima porcellana bianca, il marchese Carlo Ginori, acquistò nel 1737 la Villa Buondelmonti, ai piedi del Monte Acuto, in località Doccia a Sesto Fiorentino.

In questo luogo, decise di dare inizio alla produzione dell’oro bianco, combinando in percentuali diverse il feldspato, il caolino e il quarzo.

Questo luogo straordinario esiste ed è visitabile ancora oggi, arrivando qui sembra di fare un tuffo nel Settecento, ti trovi di fronte un edificio maestoso e lineare, che attualmente ospita la Biblioteca intitolata a Ernesto Ragionieri.

Biblioteca Ernesto Ragionieri a Sesto Fiorentino (FI)

Ritratto del marchese Carlo Ginori e alcuni Vasi delle Terre.

 

L’aspetto straordinario di questa figura lungimirante, il marchese Carlo Ginori, non fu soltanto di fondare un’impresa, ma di concepire un archivio e un Museo e delle Terre, ovvero vasi di vetro e maiolica contenenti terre e minerali provenienti da varie zone d’Italia e estere, di cui sono indicate le proprietà e la resa. A ciò si aggiunga comunque la svolta imprenditoriale data alla produzione della porcellana. Cosa intendo?

Oggi quando pensiamo all’azienda Ginori pensiamo soprattutto a corredi da tavola, e questo è senza dubbio veritiero, in quanto alcune bevande quali il caffè e la cioccolata iniziano ad essere di moda presso le classi dirigenti. Ecco quindi che i corredi per la somministrazione di queste bevande, diventano essi stessi oggetti di lusso e scandiscono un rituale che è d’obbligo nelle case aristocratiche di tutta Europa. A questo si aggiungano le committenze da parte della classe dirigente.

Nel 1741, infatti, il Granduca Pietro Leopoldo di Lorena concesse al marchese Ginori, il monopolio per la produzione della porcellana in Toscana e gli commissionò tutti i serviti da tavola per le sue residenze.

Al tempo del marchese Carlo Ginori tuttavia, la porcellana seguiva anche altre correnti, ovvero andava a intercettare quella clientela nobile, che proprio dal XVIII secolo, dopo le ultime scoperte archeologiche, decideva di compiere un viaggio di formazione e istruzione: il Grand Tour.

I rampolli delle casate nobili di tutta Europa, al fine di concludere il proprio percorso formativo intraprendevano un viaggio che toccava alcuni paesi dell’Europa continentale e ovviamente l’Italia con le sue testimonianze di arte antica, medievale e rinascimentale.

Si trattava di una clientela colta, la quale una volta compiuto il viaggio, voleva portare in patria un ricordo o souvenir del lungo viaggio compiuto.

Ed ecco che qui entrava in campo la manifattura Ginori di Doccia che proponeva riproduzioni in scala e in porcellana delle sculture antiche. Questa fase coinvolse artisti importanti e vide l’utilizzo di cere originali che arrivavano dalle botteghe di alcuni scultori fiorentini quali Massimiliano Soldani Benzi e Giambattista Foggini.

Non a caso infatti, il marchese Carlo Ginori, aveva iniziato una raccolta di terrecotte, gessi, cere per dotare la fabbrica di una galleria di opere plastiche da usare come modelli da riprodurre in ceramica.

Tra le sculture riprodotte in scala, utilizzando la porcellana, non si può non menzionare la Venere Medici, capolavoro dell’arte antica, esposta oggi nelle Tribuna, presso la Galleria degli Uffizi.

Al marchese Carlo, seguirono quattro generazioni che proseguirono con la produzione della porcellana.

Il figlio Lorenzo ad esempio fu molto intraprendente e decise che ai suoi discendenti fosse aggiunto il cognome della moglie, la quale si chiamava Francesca Lisci, da questa generazione in poi, troverai che tutti i discenti portano un doppio cognome: Ginori-Lisci.

Nel periodo compreso tra la fine del XVIII e la metà del XIX secolo, la Ginori da azienda familiare si trasforma in industria, annoverando un numero di circa 1.200 operai impiegati.

Alla fine del XIX secolo, Augusto Richard, proprietario della Società Ceramica Richard, acquisì la Ginori, creando una nuova società a cui fu dato in nome di Società Ceramica Richard-Ginori. La produzione della Richard-Ginori interessò il quartiere di San Cristoforo sul Naviglio a Milano, creano un vero proprio villaggio-fabbrica per gli operai ivi impiegati. L’area è stata dismessa negli anni Novanta.

Da non dimenticare che dal 1923 il direttore artistico dell’azienda fu Giò Ponti, cui spettò il compito di svecchiare la produzione della Richard-Ginori e aprirlo a nuove forme e nuova creatività.

Nel 1950 viene inaugurato il  nuovo stabilimento di produzione della Richard Ginori a Sesto Fiorentino.

Nel 1965 questa società acquisì anche la Società Ceramica Italiana di Laveno, raggiungendo un livello di espansione mai raggiunto prima e vantando una ampia rete di negozi propri.

In quegli anni fu inaugurato il nuovo Museo di Doccia a Sesto Fiorentino su progetto dell’architetto Niccolò Berardi.

L’Archivio Storico della Manifattura, conservato presso il Museo, costituisce sicuramente la parte più interessante della storia del Museo. Esso comprende materiali databili tra il XIX secolo e il 1930, tra i quali relazioni, bilanci, cataloghi, attestati di partecipazione ad Esposizioni Internazionali, lettere, e migliaia di bozzetti e disegni.

Sfortunatamente il Museo Ginori di Doccia è chiuso al pubblico dal 14 maggio 2014, quando la società Richard-Ginori proprietaria dello stabilimento del museo è fallita. Nel 2014 la società Kering ha rilevato lo stabilimento, il museo invece è stato acquisito dallo Stato Italiano che con questa azione nel 2017 ha riconosciuto il valore storico e documentario di uno dei musei d’impresa più antichi d’Italia.

Un importante contributo in questo lungo processo di riappropriazione e di recupero, è stato svolto dall’Associazione Amici di Doccia, la quale ha curato, insieme alla Sovrintendenza archivistica,  il trasferimento dell’Archivio del Museo di Doccia presso l’Archivio di Stato di Firenze,

A questo acquisto, è seguita nel 2019 la costituzione della Fondazione Museo Archivio Ginori della Manifattura di Doccia, al fine di salvaguardare e valorizzare una collezione unica al mondo.

Nell’attesa della riapertura del Museo di Doccia, la Biblioteca Ragionieri di Sesto Fiorentino, ha dedicato un tributo meritatissimo alla storia della Ginori, allestendo una mostra all’interno degli ambienti che nel lontano 1737 ne videro la nascita. La mostra dal titolo L’oro bianco di Sesto Fiorentino: Opere del Settecento dal Museo Ginori sarà aperta al pubblico fino al 16 aprile 2023.

 

 

 

 

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