Dalla Russia alla Toscana, lo scandalo che portò una contessa russa a Montemurlo

Dalla Russia alla Toscana, lo scandalo che portò una contessa russa a Montemurlo

Villa di Galceto a Montemurlo e chiesino di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi

Oggi è il 7 gennaio, per noi è tempo di tornare alle nostre occupazioni dopo la pausa natalizia. Per la tradizione russa-ortodossa, invece, è Natale

Quale occasione migliore per raccontare questa storia che riguarda una giovane contessa russa? Gli ingredienti ci sono tutti: un sovrano, una famiglia nobile, una villa principesca, una bella e giovane contessa che arriva dalla Russia.

Tuttavia, benché ne abbia tutto il sapore, non si tratta di una fiaba, è una storia accaduta davvero. C’era una volta un conte russo, Arsenij Zakrevskij fidatissimo dello zar Nicola I Romanov, che lo nominò Ministro dell’Interno e governatore di Finlandia, generale governatore della città di Mosca e gli concesse il titolo di conte.

Prima di arrivare a questo ambito ruolo, il conte Arsenij si era distinto in varie battaglie, tuttavia fu proprio durante le guerre Napoleoniche che dimostrò ampiamente il proprio valore. 

In una di queste, la battaglia Austerlitz nel 1805, il conte si era distinto per avere salvato la vita del suo comandante, conte Nikolaj Kamenskij. Successivamente nel 1812, durante l’invasione dell’armata napoleonica, si distinse per le sue prodezze militari durante la battaglia di Borodino.

Aveva fatto carriera ed era riuscito in breve tempo ad entrare nelle grazie dello zar Nicola I Romanov. Per chi come me ha studiato la storia e la cultura russa, la figura di questo sovrano è una di quelle che ha segnato profondamente la storia del paese. Durante il suo regno dovette addirittura fronteggiare la rivolta della guardia imperiale che si rifiutava di riconoscerne la legittimità e chiedeva una svolta liberale della monarchia.

Dopo la sua ascesa brillante il conte Zakrevskij si sposò con una delle donne più ambite di tutta la Russia per avvenenza e ricchezza: Agrafena Tolstaja

Anche se in realtà era innamorata di un altro, la diciottenne contessa obbedì alla volontà dell’imperatore. Era ammirata e venerata dai potenti, da poeti e scrittori, suo padre il conte Fёdor Tolstoj era cugino di primo grado del grande scrittore Lev Tolstoj e fu uno dei più grandi bibliofili russi che le lascerà in eredità una biblioteca enorme.

Agrafena Tolstaja fu amata e vezzeggiata anche dal più grande poeta russo Aleksandr Sergeevich Puškin, che proprio a lei si ispirò per la Cleopatra della Neva nel suo romanzo in versi Evgenij Onegin.

La contessa Agrafena Tolstaja faceva parlare di sé per la sua bellezza, nondimeno per la vita mondana che conduceva, che le procurava ovunque scie di ammiratori. Nei suoi vari viaggi in Europa visitò varie volte Firenze e Livorno, entrando in contatto con la comunità russa presente in Toscana.

Dopo anni di matrimonio nacque finalmente un’erede al conte Zakrevskij: una figlia, Lidia Zakrevskaja che aveva ereditato dalla madre la bellezza e l’amore per il fasto e la mondanità.

Suo padre, il conte Arsenij, era totalmente perduto dietro a sua figlia ed era pronto a soddisfare ogni suo capriccio. All’età di trent’anni, il figlio del Ministro degli Affari Esteri, Dmitrij Nesselrode, chiese la mano della ventenne Lidia, un partito ambitissimo sia per ricchezza che per avvenenza.

La giovane contessa era scura di capelli, formosa e aveva gli occhi azzurri e ben presto il suo matrimonio si rivelò un totale insuccesso. Per sfuggire a questa unione infelice, la giovane Lidia iniziò a viaggiare per le varie stazioni termali d’Europa per curarsi i nervi. Nel suo peregrinare arrivò a Parigi dove la raggiunsero una cugina del marito, Maria Kalergis sposata ad un ricco imprenditore greco e Nadezda Naryškina.

Potete immaginare la vita di queste tre giovani e belle fanciulle nella Parigi degli anni ’40 del 1800?

Era come vivere in un paese incantato, dove tra salotti letterari cui partecipavano illustri scrittori, poeti, musicisti e uomini di stato, tra i quali si ricordano Victor Hugo, Alexandre Dumas, Liszt, Rubistein, Merimée, Théophile Gautier, e balli e feste sontuosi in cui non si badava a spese per gli abiti e gli allestimenti, non c’era il tempo di annoiarsi. Per le giovani aristocratiche Parigi rappresentava la libertà dai propri doveri matrimoniali, la libertà di vivere la propria giovane età senza i condizionamenti che avrebbero avuto nella loro madre patria.

Durante uno di questi eventi la contessa Lidia incontrò Alexandre Dumas figlio con cui ebbe una liaison che durò circa un anno fino al 1850. L’eco della vita spensierata condotta da Lidia e dalle sue amiche giunse fino a San Pietroburgo, da dove suo marito le imponeva il ritorno a casa.

La contessa rientrò in Russia, e un po’ come accadde ad Anna Karenina, le fu sottratta la custodia del figlio Anatolij, decise quindi di trasferirsi a Mosca a casa dei genitori dove continuò a dedicarsi alla vita mondana.

A Mosca il conte Zakrevskij continuava a svolgere il suo dovere come governatore della città e aveva come aiutante il principe Dmitrij Drutskoj-Sokilinkij, discendente da un importante casato e che ben preso si innamorò della contessa Lidia.  E qui la storia iniziò a scricchiolare……

I due non solo si innamorarono, ma decisero di sposarsi in tempi brevi. Esisteva tuttavia un piccolo dettaglio che i due avevano trascurato, la contessa Lidia era ancora legittimamente sposata con Dmitrij Nesselrode dal quale non aveva ottenuto il divorzio.

Il matrimonio fu celebrato comunque il 6 febbraio 1859, ma poiché illegittimo fu dichiarato nullo dal Santo Sinodo. Ne nacque quindi uno scandalo e i due giovani sposi furono costretti ad abbandonare la Russia. Per partire avevano bisogno di un passaporto internazionale, documento che poteva essere concesso soltanto previa autorizzazione dello zar, che al momento era il figlio di Nicola I, ovvero Alessandro II.  Il conte Zakrevskij che come abbiamo detto non era in grado di rifiutare niente alla propria figlia, contravvenne agli ordini dello zar, fornendo alla giovane coppia i documenti per l’espatrio senza l’autorizzazione del sovrano.

Questo scandalo metteva fine alla carriera brillante del conte Zakrevskij.

Dopo avere soggiornato in varie città europee e a Firenze nel palazzo Mondragone in via de’ Banchi, la giovane coppia scelse come propria dimora la Villa di Galceto nel Comune di Montemurlo.  Nei documenti attestanti il passaggio di proprietà, la villa appare già del principe Drutskoj già nel 1863. Ma perché questa scelta di una località a circa venti chilometri da Firenze?

Sicuramente lo scandalo aveva raggiunto la nobiltà russa sia in patria sia all’estero, pertanto la comunità russa presente in Toscana doveva conoscere la vicenda, di conseguenza per evitare indiscrezioni, il principe Dmitrij e la contessa Lidia scelsero una vita più appartata nella villa montemurlese.

Qui vissero con il loro tre figli e insieme al conte Arsenij Zakreskij e alla moglie Agrafena che si spostarono a Montemurlo per seguire l’amata figlia Lidia.

Qui nella chiesetta ai piedi della Villa di Galceto, che oggi è la chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena de’Pazzi, fu sepolta la contessa Lidia il 27 marzo 1884.

Quando passerai da Montemurlo, adesso saprai che una contessa russa ha vissuto in questo luogo.

Ti è piaciuta questa storia? Spero di sì!

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