Trekking in Toscana: un cammino tra paesaggio e arte dei Macchiaioli a Montemurlo

Trekking in Toscana: un cammino tra paesaggio e arte dei Macchiaioli a Montemurlo

Il Montefferrato e il paesaggio visti salendo dalla frazione di Bagnolo a Montemurlo.

Proprio di recente ho ascoltato una diretta dalla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze sui pittori Macchiaioli. In questo luogo è custodita un’ampia collezione di dipinti legati alla pittura di macchia.

E’ stato in questa occasione che mi sono detta: sarebbe interessantissimo mettere in luce il legame dell’arte con il territorio e osservare l’arte fuori da un museo nel suo contesto di appartenenza.  E se tutto questo si potesse fare camminando piacevolmente sulle colline toscane nei pressi di Montemurlo? Esiste un legame con i Macchiaioli?

Lo scoprirai solo leggendo questo articolo, prima però è necessario comprendere brevemente chi erano i Macchiaioli e quale innovazione hanno introdotto nella Toscana del XIX secolo.

Un po’ di teoria….

Questo movimento artistico si è sviluppato intorno al 1855 e Diego Martelli ne fu il capo carismatico ed espresse un rifiuto della pittura accademica. Martelli esortava i pittori a lui affini nel sentire, a privilegiare un nuovo modo di porsi di fronte alla natura, a dipingere en plein air, ovvero all’aria aperta, privilegiando l’emozione avvertita di fronte alla natura.

I suoi viaggi a Parigi gli consentirono di entrare in contatto con l’ambiente intellettuale, artistico e politico di quegli anni. Proprio successivamente a questa esperienza in qualità di giornalista per l’esposizione Universale di Parigi del 1878-1879 comprese che il movimento macchiaiolo non era stata un’esperienza provinciale, aveva bensì delle affinità con l’esperienza della scuola di Barbizon e dei pittori impressionisti.

Sicuramente i Macchiaioli nella loro arte privilegiano questo nuovo sguardo sulla natura, ma hanno un tono più conciliante, non affidano all’arte una denuncia sociale, ma vi colgono l’opportunità per rappresentare una quotidianità che si afferma non mediante la lotta di classe, bensì mediante una pacificazione sociale.

La pittura di macchia si impone come una vera e propria rivoluzione estetica, procedono per macchie di colore, rinunciando ai contorni, cedendo così ad una potenziale astrazione.

I Macchiaioli si incontravano presso il Caffè Michelangiolo, caffè letterario fiorentino, qui gravitavano personaggi politici a artisti. Molti di questi giovani aderirono alla nascente questione dell’Unità Nazionale, sostenendo la causa garibaldina e mazziniana.

Tra coloro che aderirono alla pittura di macchia, compaiono Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Odoardo Borrani, Silvestro Lega, Vincenzo Cabianca, Serafino de Tivoli, Adriano Cecioni, Vito d’Ancona, Giovanni Costa, Federico Zandomeneghi ed anche un giovane Cristiano Banti.

Cristiano Banti nasce a Santa Croce sull’Arno in una famiglia di umili origini, figlio di Stefano Banti e Carolina Cambi.

Cristiano Banti è il pittore che arriva a Montemurlo. Per quale motivo?

Vi arriva inizialmente come usufruttuario della Villa del Barone, sita in località Bagnolo.

Questa cinquecentesca dimora apparteneva infatti alla madre naturale di Cristiano Banti, la marchesa Maria Ottavia Vettori Tempi, una delle ultime discendenti della famiglia Medici. Il suo patrimonio immobiliare era tra i più cospicui della Toscana e annoverava anche la suddetta Villa del Barone.

La marchesa Vettori Tempi si era sposata all’età di circa 17 anni con il conte Guido Placidi Bargagli, un nobiluomo senese, ma i due non ebbero mai un rapporto idilliaco. Quasi certamente la marchesa era andata in sposa al conte contraendo il tipico matrimonio riparatore, in quanto la giovane era quasi sicuramente in stato interessante. I due decisero poi per i continui disaccordi di vivere separatamente.

Grazie a questa figura femminile sempre presente nella vita di Cristiano, gli fu possibile frequentare l’Accademia di Belle Arti di Siena, cosa del tutto improbabile se fosse stato veramente figlio del bracciante di cui portava il cognome.

Una volta terminati gli studi approdava a Firenze ed entrava in contatto con l’ambiente del caffè Michelangiolo.

Cristiano Banti è una figura anomala di artista, la sua agiatezza economica lo porta infatti progressivamente ad acquisire un ruolo diverso, più assimilabile al mecenate. Egli non ha necessità di vendere le sue opere per mantenersi, può contare sul patrimonio immobiliare che erediterà alla morte della madre naturale.

Nel 1854 dopo avere sposato Leopolda Redi, Cristiano Banti e sua moglie si trasferiscono nella villa del Barone, dove il 10 luglio 1855 nasce l’amatissima primogenita Maria Eva Alaide.

Se infatti Fattori prediligeva la zona di Castiglioncello, Borrani e Lega avevano trovato la loro ispirazione nella zona della Piagentina appena fuori Firenze, sarà proprio nella campagna montemurlese, oltre che nella villa di Montorsoli in Valdelsa, che avranno luogo gli approfondimenti condotti da Banti, affiancato per un certo periodo di tempo da Giovanni Boldini.

Per condurre i suoi studi sulla luce e sulla pittura di macchia, senza dubbio si rivela di grande importanza il paesaggio della campagna montemurlese.

Adesso dopo la teoria passiamo alla pratica e iniziamo a camminare. Come appare la natura nella zona di Montemurlo?

Puoi scoprirlo facilmente con una piacevole camminata a piedi, partendo proprio dalla frazione di Bagnolo e costeggiando le acque del torrente omonimo, sarai circondato da una natura rigogliosa e splendida in questi giorni autunnali, nonché dall’area protetta del Monteferrato.

Nella seconda metà del XIX secolo, doveva senz’altro presentarsi come una zona ancora più rurale e meno antropizzata, in cui erano disseminate ville padronali contornate da ampi appezzamenti di terreno coltivati a grano ed olivi.

Continuando il percorso a piedi lungo il torrente Bagnolo, all’improvviso il tuo sguardo sarà catturato dalla mole imponente di un edificio: la villa del Barone.

La Villa del Barone, Montemurlo, Prato.

Osservando alcuni dipinti di Banti, come ad esempio in Signora che lavora sul terrazzo del 1882, dove il pittore ha probabilmente rappresentato la figlia Alaide intenta nel ricamo e dotata di una pacatezza contemplativa che la accomuna ad altre figure femminili trattate dall’artista.

Cristiano Banti, Donna che cuce sulla terrazza, 1882, olio su tavola 31×15 cm, Galleria d’Arte Moderna, Palazzo Pitti.

Se osservi con attenzione la costruzione nella parte destra del dipinto, il tono rosato e le bugne che contornano la facciata, noterai che si riferisce proprio alla facciata della Villa del Barone.

Lontano dalla vita cittadina, l’incedere della natura e dei suoi ritmi lascia emergere una componente più intimista, Banti ritrae spesso i componenti della propria famiglia catturati nei vari momenti della giornata. Tra di essi uno dei soggetti prediletti è proprio la primogenita.

La bambina fin dalla giovane età diventa soggetto ricorrente dei ritratti dipinti dal padre Cristiano Banti e non solo……

I ritratti di Alaide mostrano le fattezze eleganti della fanciulla, ma anche il territorio e la natura rigogliosa della collina di Montemurlo, la vita domestica della famiglia, vita in cui non mancano le frequenti visite della marchesa Vettori Tempi.

Nel dipinto risalente al 1875 Ritratto di Alaide in giardino, in cui la figlia del pittore è vestita con un abito azzurro chiaro che contrasta con la macchia scura del giardino folto e rigoglioso alle sue spalle, riconosciamo proprio il folto giardino della villa di Montemurlo.

Cristiano Banti, Alaide in giardino, 1870 ca, olio su tavola, 28×38 cm, collezione privata

Questa villa cinquecentesca è un gioiello che versa oggi in condizioni rovinose, essa sorge alle pendici del Monte Javello, ad est del Monteferrato, in provincia di Prato.

Una villa dal passato grandioso, luogo di incontrati fugaci e fatali, di fantasmi, ma questa è un’altra storia………e te la racconterò in un altro articolo.

Nella cappella privata della Villa del Barone fu sepolto Cristiano Banti. Moriva il 4 dicembre 1904.

 

 

 

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